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UNA GIACCA COLOR NERO LUCIDINO

 di ENZO DROANDI

Era alto e secco ed asciutto quanto uno stollo da pagliaio e vestiva sempre una giacca di color nero, di un color nero lucidino e serio, anzi serioso, che si addiceva a quello dei baffi fluenti e dei capelli ancora folti, ben ordinati. Sempre preciso tanto nel vestire che nel comportamento, nonostante l'aria dinoccolata che la statura gli imponeva, sapeva ossequiare con dignità senza apparire servile, se non quando passava il Santissimo o quando il prete dall'altare ostentava la Particola, perché, in questi due casi, si inchinava anche, con il cappello in mano e gli occhi volti al selciato od al pavimento della chiesa

La Mamma mi disse di accompagnare Doddo, che aveva da far estendere un atto, dal signor notaio, e, così, mi trovai a dover scoprire che l'anzianotto fabbro di campagna che, alla sera, raccontava novelle a noi ragazzi, non era Doddo, ma " ... il signor Pasquale Bazzechi (anche detto Doddo) del fu Luigi e della fu Pacenti Angela, nato a Loro Ciuffenna il 13 aprile 1876, regnicolo, coniugato, di condizione fabbro ferraio, pigionante, di religione cattolica, non ha militato, alfabeta".

In quella stanza lunga e stretta piena di libroni e di cataste di inserti e di filze mi si rivelò un mondo nuovo ed antico conservato nel silenzio e nella penombra, un mondo fatto di formule e di carta e di inchiostro nero a base tannica, indelebile, un mondo nel quale le parole usate più comunemente erano laudemio, contenzioso, usucapione, manomorta, staioro, livello, censo, prescrizione, canone, decima, repertorio, ipoteca, pertica, accomandigia, rogito e maggiorasco, e dietimo, e fedecommesso e guiderdone, un mondo nel quale gli attori erano i vivi che, però, agivano spesso in funzione di quelli che non c'erano più e che erano i de-cuius se, ancora, restavano cose di valore che erano state loro ed affari da regolare, e quondam se, ormai, erano stati spogliati di tutto e da tempo.

Sentii parlare anche di usufrutto; ma non capii come i frutti si potessero usare senza mangiarli. E le braccia quadrate di terra non capii.

Il signor notaio disse a Doddo che bisognava apporre i termini e che era opportuno confinare; questo mi preoccupò perché, in casa, avevo sentito parlare a voce bassa e preoccupata di un avvocato, che era stato allievo del povero Babbo, e che era stato confinato per tre anni.

Ogni tanto il signor notaio appioppava ad un termine che non comprendevo l'aggettivo " ... dominicale ... ", o parlava a Doddo, che annuiva, di patti leonini, di soccida e di altre cose.

Quando Doddo firmò, ed impiegò diversi minuti, il signor notaio, in piedi, inforcò gli occhiali, ed, attento come una sentinella, guardò e fissò a lungo il foglio, come timoroso che si compisse un errore davanti a lui, deputato ad assicurare certezze e diritti e libere volontà.

Era un uomo d'ordine, preciso, attento, compìto, elegante, incapace di deviare dal dovere, un uomo che alla verità dava il presidio della forma.

Anche quando la tempesta fu vicina, quando tutti abbandonarono la forma per cercare lo scampo, quando molti dimenticarono dignità, dovere, solidarietà e leggi, e, prima ancora, il decoro, il signor notaro, in giacca nera lucidina, scarpe un po' vecchie ma lucenti, camicia candida anche se rammendata, solino e cravatta ben fatta, inforcava gli occhiali per tutelare gli usufrutti e la verità degli atti. Quando la polvere delle case crollate si posò sulla giacchetta, se la tolse, la spolverò, la rivestì e ritornò a conferire eternità alle volontà espresse in un momento.

Quando, in quella terribile sera di mezzo giugno, la gendarmeria andò a prelevarlo, a strapparlo alla moglie, vestiva la sua giacca lucidina. Si mise il solito cappello nero e andò insieme a quei due sciagurati compagni di sventura, uno patriota cinquantasettenne e l'altro appena diciottenne, che, poco dopo, furono divisi da lui da una raffica, in quella terra di Castiglion Fibocchi per la quale tante volte aveva rogato e della quale, campo per campo, conosceva censi e livelli che durano sette generazioni ed oltre, confini che si muovono, ed ipoteche che sfidano le prescrizioni quinquennali e decennali, le guerre e le pestilenze.

Gli domandarono perché aveva dato ricetto, abiti civili e vettovaglie a due arnesi di gendarmeria che si erano spacciati per austriaci e cattolici fuggiaschi. Non rispose. Lo batterono. Seguitò a non rispondere, anche quando lo misero a confronto con i due spioni abituali.

Quando arrivò a Fossoli la giacca color nero lucidino era sporca, grinzosa e macchiata di sangue secco, ed una delle lenti degli occhiali era scheggiata.

Me lo immagino.

Scese dolorante dal carro degli sciagurati, ma cercò di rassettarsi.

Dinoccolato, si portò davanti ad un piantone che, seduto, scriveva i nomi in un brogliaccio da fureria.

"Dottor Carlo Vignini ... ", disse.

"Vignini Carlo ... "

"No! Dottor Carlo Vignini! Oppure: ser Carlo ... " Ebbe un moto di stizza

Girò a se il brogliaccio, si chinò, tutto dinoccolato, sul tavolino traballante, inforcò gli occhiali scheggiati, prese con fare autoritario la penna a cannello, infilò il pennino a lancia nella boccetta di inchiostro a base tannica e, davanti al piantone esterrefatto, prese a scrivere: "Dottor Carlo Vignini, del fu Andrea, nato a Monterchi e residente in Arezzo, classe 1888, regnicolo, Regio Notaro, di condizione benestante, di fede cattolica, coniugato, senza prole. Ha militato e giurato. Sequestrato illegalmente, con raggiro e frode, senza mandato e con violenza".

Il soldataccio che era lì accanto prese un timbrone umettato con inchiostro rosso, di quel color rosso violaceo che i veterinari usavano per marcare i quarti di carni bovine, e lo battè sul brogliaccio. C'erano scritte parole che finivano con la sigla " ... K.L.3.".

Il notaro rimise gli occhiali scheggiati in tasca, si tolse il cappello, ed, inchinandosi, occhi a terra, disse a se stesso: .. Sia fatta la volontà del Signore!". Aggiunse: "Madonnina del Conforto salvami ... e San Donato ... "

Quando arrivò a Dachau - K.L.3. - gli dissero di gettare la giacca color nero lucidino sul cumulo dei panni, il cappello cencioso su quello dei berretti e gli occhiali scheggiati sulla grande catasta di oggetti minuti che era a destra.

Poi un soldatacciò in gabbanella bianca, che altri soldatacci appellavano come "Herr Doctor", si assicurò che non avesse denti d'oro.

'Non ebbe il tempo di leggere un grande cartello con la frase "Ein Laus dein Tod" scritto in una lingua nella quale non solo morte, ma anche pidocchio si scrive con la lettera maiuscola.

"Un pidocchio, la tua morte".

"Un Pidocchio la tua Morte" anzi con la iniziale di "dein" "tua" , minuscola.

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