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UN ADDIO LAILA

 di ENZO DROANDI

Questo avvenne la notte del dieci agosto di quell'anno. Sui campi c'era ancora il grano magro e nel bosco e nella cerreta, forse, si potevano trovare ciliege selvatiche; perché in agosto finiscono alle prime colline i canti alterni di riposo dei giovani e delle ragazze che han già trebbiato le loro spighe e cominciano quelli cadenzati e lenti dei mietitori della montagna.

Salì sulla corriera del monte prima che facesse notte e potè scegliere un posto.

Attese che la vettura partisse osservando la pianura, le case e le bianche file degli olivi delle colline; poi cominciò a leggere, forse svogliatamente, alcuni fogli.

La corriera saliva per una strada ghiaiosa, ma, nel buio, non si vedeva la polvere. Aprì uno dei vetri e seguitò a leggere, al lume interno della corriera. Passarono diverse poste e ad ognuna c'era chi scendeva e chi saliva ed avveniva il traffico noioso delle valige.

Fu ad una delle fermate più brevi che salì Laila - Era buio, fuori, molto buio e neppure la solita lanterna statale illuminava la facciata della casetta.

Leggeva - Quando sentì che la vettura si fermava volse gli occhi alla strada; illuminati dalla luce interna della corriera, scomposti al vento leggero dell'estate, neri come la notte, gli apparvero i capelli ricciuti di Laila.

Si sedè di fronte a lui.

"Buonasera"

"Buonasera", disse - Forse gli dettero noia quei fogli che aveva in mano, o, forse, lo trassero dall'impaccio - Non sapeva cosa dire e dove doveva volgere gli occhi - C'erano le colline, in basso, già schiacciate sulla pianura e, su in alto, le vette dei monti, sulle quali gli abeti erano il confine con il cielo; quegli abeti avrebbe voluto guardare, oppure il biancore della cascata che era dietro la casa, oppure il quarto di luna nascente, ma lì c’era Laila - occhi di sole - e c'erano i suoi capelli ricciuti.

"Anche tu vieni al paese?"

Stettero ancora in silenzio - Poi Laila riprese:

"Ricordi il mare?"

Volle guardare il cielo – Era più terso, più netto contro gli abeti, che non sull'orlo del mare – La corriera saliva, di rampa in rampa, su per la montagna.

"Stanca?" disse.

"No - Sono contenta come lo sei tu - E' come se corressi su quella spiaggia - a forse sono più belli quei prati infiniti" .

“Staserà? "

"Si, stasera, alla bottega di Maria Teresa”.

Laila - occhi di cielo – lo guardò per tutto il tempo del viaggio, sorridendo.

Quando entrarono da Maria Teresa erano quasi le dieci di notte - Sulla facciata candida c'era un antico orologio bianco, illuminato, brillante di due lancette d'oro lavorate forse da gnomi. Ma non avevano visto che ora era.

Si erano fermati sotto l'orologio, incantati a guardare quelle lancette snelle e brillanti sul bianco della casetta, ma non sapevano che ora era.

Chiuse gli occhi, Laila, quando portò alle labbra il piccolo bicchiere di Maria Teresa, e mandò giù un sorso - Si erano seduti su di una lunga panca di legno che dondolava ai movimenti degli altri avventori seduti al lungo tavolo marrone.

"Dondola, dondola piano o dolce” disse Laila - " Ricordi quei versi?"

"Non so di chi sono - Sono belli"

L'orchestra attaccò delle note che empirono la piccola taverna e qualcuno si mise cantare, in coro ai suonatori che accompagnavano con la voce le note dell'armonica e della chitarra.

"Ricordi il mare?" disse Laila.

"Non può tornare - Non possono tornare quei giorni".

"Dalla finestra dell'albergo ho guardato - Ho guardato questa valle buia - E' una

valle stretta fra i monti - dovrà essere magnifica, domani».

"Ci sono dei prati, qui sopra, e c'è un sentiero che porta in alto" - disse.

"E' bello, qui; anche questa taverna è bella, con questi canti - Ricordi i giorni del mare? Vorrei aver passato qui i nostri giorni, i giorni del mare con te”.

"Questa è una canzone dei soldati - L'hai mai cantata quando eri in guerra?"

"L'ho ascoltata mille volte e mi faceva paura questo canto cupo, nelle notti

fredde, su quella pianura.

"Ma ora ci sono io con te".

Laila - occhi lucenti – gli prese il braccio.

"Dondola, dondola piano, ricordi?

E' tutto bello qui”.

Lui non ascoltava e guardava il soffitto di legno, basso, scuro - era fatto di settanta scacchi.

Due cameriere andavano intorno al tavolo, facendo tintinnare le borse nere appese al fianco, cariche di piccole monete.

"E dopo?" disse Laila

"Dopo non c'è nulla - dopo io ti vorrei con me, vorrei andare oltre il fondo della valle che hai guardato, Laila, ma non ci può essere nulla oltre quelle gole".

Si sentì, dalla vetrata della strada, venire un suono lungo di campane1la - Erano le mucche del paese che tornavano alle stalle, guidate da un vecchio cane -

"Non puoi dimenticare, stasera, la tua landa, i tuoi, quel1a donna, e tornare ancora come nei giorni del mare".

"No - E guarda che è infinito il mio affetto ed anch’io avrei voluto che quei giorni del mare fossero questi, su questi monti".

"Quanti sono gli scacchi di questo soffitto?"

"Sono settanta, dieci per sette - Eppure non potremo dimenticare quei giorni, quella notte cortissima sulla rena fredda e quei lumi lontani".

L'Orchestra suonava ancora e Laila – occhi incantati – occhi neri, piccoli, morbidi, lo guardava.

Non so cosa è che ci lega; io voglio bene alla mia donna - Ma ci sei te ci sei sempre stata - Mi vuoi bene ancora, Laila?”

"Perché lo domandi - Non me lo puoi domandare"

L'orchestra aveva dimenticato le canzoni lente ed oscure dei soldati e suonava pagine di frastuono per i pochi avventori rimasti.

"Ricorderò sempre "Dondola, dondola piano" ……" disse Laila lentamente, oscillando – “Non ti potrò mai dimenticare”.

La cameriera distribuiva ai pochi clienti liquori, vino e zollette di zucchero e cantava, tenendo dietro all'orchestra.

"Hai visto come è immenso il cielo su queste montagne".

"E' come quello del mare." rispose Laila.

"No, è più grande”.

“Vuoi uscire con me. sil viale?” disse Laila

Stette in silenzio, come ad ascoltare le ultime note di fisarmonica ed i guizzi del clarino.

Poi chiamò la cameriera e disse qualcosa.

Gli orchestrali misero a posto i loro strumenti nelle custodie e qualche luce si spense.

"Andiamo nel viale".

"Si, come quella sera lungo il mare".

Camminarono, in silenzio, fin dove la strada comincia a salire verso il passo.

"Non si sentono le mucche, ora".

"Cosa hai fatto in questi anni, Laila"

"Nulla - Forse ho pensato a te".

Camminarono a fianco, ma non uniti.

Quando arrivarono alla salita tornarono indietro, verso il ponte.

"E’ veramente infinito questo cielo"

“Non dovevi pensare a me".

Non si fermarono a guardare le stelle filanti della notte di San Lorenzo -

"Hai voluto bene a qualcuno, Laila, in questi anni ?".

"Ho pensato a te - E basta “

Camminarono ancora.

"Laila tu non devi - Anche per me è una sofferenza, ma c'è la mia donna che ha tutto il mio affetto - C'è anche per te l'affetto, ma è tutto suo".

Parlò ancora, a lungo, ma Laila non comprendeva più - Sentiva il suono della sua voce, il calore del braccio prossimo al suo, e guardava gli abeti che dividono le montagne dal cielo.

Forse pensava, forse soffriva, forse era beata, forse voleva abbracciarlo.

Camminarono ancora fino alla porta dell'albergo.

"E’ stata come una liberazione, per me" disse Laila - "E' fortunata la tua donna ad averti, stasera, in questo fondo di monti, ti ho veramente capito”.

Aspettò ancora.

"Sono felice, stasera, e vorrei correre in quei prati, ma sola, sola perché ormai ho capito quanto sei grande, e non lamentare, non ricordare".

"Può essere facile dimenticare, correndo per i prati".

"Ma io sono felice - Perché ho capito chi sei - Perché non sono stati vani questi anni, se mi hai pensato - Hai sofferto, ma posso ora dimenticare, correndo per i prati­ Deve essere immensamente felice la tua donna".

Era accanto a Laila, vicino, e sentiva il respiro grosso della ragazza e vedeva, nel buio, il suo petto muoversi, quasi sobbalzare come se tenesse ancora il ritmo dell'orchestra.

"Non è un capriccio, Laila - Ma io spero che tu abbia una vita felice - Che tu mi dimentichi - O forse no - Che tu mi ricordi".

"Qualsiasi cosa avrei fatto per te, stasera. Ma avrei perso te, il tuo ricordo.

Ti ringrazio, del patimento che mi hai offerto stasera, standomi accanto, così.

Avrei voluto essere la tua, la tua donna che è in città.

Ma ho capito che solo lei può esserlo, ed ora vorrei correre sui prati, E sono contenta"

"Addio, Laila"

"Addio, vorrei baciarti per ringraziarti ma non sarebbe più. come nei giorni del mare. Ne' come sarebbe stato stasera, da Maria Teresa".

Un po' di vento mosse i ricci neri di Laila.

I suoi occhi piccoli, neri, lo fissavano.

"Vorrei correre su quei prati, stanotte" Laila si voltò, salì rapidamente la ripida scala di legno dell'albergo e non si volse.

Fece gran rumore a salire.

Questo fu l'addio dato a Laila, la notte del dieci agosto di quell'anno.

 

 

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