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Perché al Bachera fu tagliata la testa

di Enzo Droandi

Nella notte che corse fra il 29 ed il 30 maggio 1530 fu dal boia d'Arezzo mozzata la testa a Leonardo, figlio di Fabiano Buoncompagni, il quale Leonardo era, in realtà, conosciuto da tutti come "il Bachera".

Non doveva essere l'ultimo venuto. Lo suggerisce anzitutto il fatto che, seppur in una città che nell'ambiente urbano di un certo livello sociale ed economico presentava già prima del Concilio di Trento (che nel 1563 prescrisse precisi e regolari registri dei battesimi, e perciò una cristallizzazione delle denominazioni familiari anche nel civilissimo fine di evitare matrimoni tra consanguinei) una avanzata cognomizzazione, godesse di una identificazione completa; e lo conferma, poi, la constatazione che rivestiva il grado di capitano di una delle Bande degli insorti antifiorentini schierati per la autonomia risuscitata di Arezzo e, sostanzialmente, per gli imperiali, per Clemente VII papa e per i Medici.

La faccenda che portò il Bachera alla morte si compi in poche ore, forse in una quarantina; in circa duemilaquattrocento secondi, insomma.

Fin dall'inizio dell'insurrezione la fortezza di Arezzo, cassero quale era dopo lavori fatti di recente e munita di artiglieria, era rimasta in mano ai fiorentini, i quali, fra l'altro, si erano impossessati senza colpo ferire di gran quantità di cose pregevoli e preziose di proprietà privata, e di merci anche commestibili che gli aretini avevano accumulato all'interno delle fortificazioni all'inizio delle ostilità fra imperiali e repubblica.

Dopo diversi giorni di combattimenti e di tiri di cannone e dopo lunghe trattative, i difensori si arre­sero. Fra i patti c'era che sarebbero usciti dalla Fortezza con tutte le robe e ricchezze, lasciando solo artiglierie, munizioni, grani e legumi ai vincitori, e che i reparti, scortati da due Bande aretine, si sarebbero trasferiti a Borgo San Sepolcro.

 Le due Bande erano al comando l'una di Bettarello dal Colle (si noti: non aveva ancora cognome) e l'altra, appunto, di Leonardo Buoncompagni detto il Bachera, o, per essere più precisi, di Leonardo di Fabbiano del Baschiera de Buoncompagnis, alias el Bachera.

Il 28 maggio 1530, di buon'ora, la manovra iniziò con l'uscita dei fiorentini, scortati, dalle fortificazioni; tutto scorse regolarmente fino a quando, in vicinanza del confine del possesso aretino, il Bachera, forse irritato dalle ricchezze già delle famiglie aretine ostentate dai vinti, aggredì un capitano fiorentino strappandogli una collana di pregio e dando cosi inizio ad un tafferuglio generale ed alla spoliazione di tutti gli scortati, che avrebbero dovuto essere protetti da violenze.

Solo l'intervento energico di Bettarello del Colle riportò ordine, ma, ormai, il fatto era avvenuto.

Il 29 maggio i Priori che governavano Arezzo si riunirono d'urgenza e condannarono alla decapitazione capitan Bachera "Per la fede violata in ispregio, ignominia, e vituperio di questa alma Città ed alla immediata impiccagione di due dei suoi soldati.

Le sentenze furono subito eseguite, prima le impiccagioni e poi, nella notte, la decollazione.

I due sciagurati "sospesi" si chiamavano Sarrino di Caprese famiglio dei Viviani, detto anche "Fratino", e Geronimo di Biagio, il quale Biagio era "insalatarius" e, cioè, "produttore di insalata" in una società nella quale gli ortaggi erano elemento essenziale per la vita.

Un'ultima notazione: sembra che il vero cognome del Bachera continui il nome proprio augurale già medievale "Boncompagno" significante " ….che sia un buon compagno" riferito al figlio cosi denominato. Questo augurio non fu di certo azzeccato nei confronti dei due assoldati aretini Sarrino e Geronimo che il gesto del Bachera "buon compagno" portò sulla forca.

 

 

A.Bini, 'La ribellione di Arezzo del 1529', A.M.A.P., vol. I (N.S.), 1920, pago 176/177.

I.Catalani, 'Il libro dei Ricordi' (A.1530) (Nella Biblioteca della Città di Arezzo). In RR.II.SS. (a cura di A.Bini), pago 231. Vedi anche: appendice VI-VII, Doc. XCVI, pag. 300.

E. De Felice, 'Dizionario dei cognomi italiani', Mondadori, 1978, pagg. 82, 106, 185.

B.Migliorini, 'Onomastica'. In: Enciclopedia Italiana Treccani, vol. XXV, pag. 379.

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