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ALLE MAMME DI GERMANIA

di Enzo Droandi - 1955

Se qualcuna di voi ha perduto un figlio in quella terra che é fra il Chianti ed il Tevere, che l’Arno dal letto incavato solca ed il sole sempre indora, legga queste righe.

Raccontano come il figlio si addormentò in questa dolce Toscana.

Sono state scritte da uno che era dall'altra parte della barricata e perciò, non poté vedere con suoi occhi, né udire; gli sono stati narrati, i fatti dalla Signora, da una signora non anziana, cui, in quel caldo giorno di luglio del quarantaquattro, cominciarono ad imbiancare i capelli, da una Mamma che ancora piange questo figlio non suo.

tedeschi in azione a San Giovanni valdarno nel 1944

Si asciughi, chi legge, la lacrima che sempre ritorna: il figlio dorme il suo sonno in una terra gentile dove l'affetto é legge dei secoli, in una terra bagnata - é vero - di troppo sangue innocente ma che sa generare fiori sulla tomba di un eroe giovinetto, come su quella di un nemico caduto, come su quella di una vittima immolata.

La Signora, la Mamma che narrò questa storia a chi scrive, ispirò opere non periture, nei suoi anni verdi, ad un artista non dimenticabile. E con questo artista - venuto da altra contrada - visse in una casa della collina, in una casa posta su di una amena gibbosità colma di fiori e di viti e d'ulivi, che ritorna alla mente ogni volta che si riascolta la musica del Maestro.

In quella casa incantata avvenne l’incontro. Il giovanissimo ufficiale tedesco salì per la prima volta a quel colle per un atto di guerra: sequestrare uno strumento di musica per la serata di un gruppo di ufficiali. Varcò il cancelletto del giardino con passo militare; ma quel passo, pian piano, si addolcì e, ad ogni gradino che segnava una aiuola colma di rose in fiore e di rossi geranei contrastanti col verde caldo del prato, si faceva più lento. Una grande finestra era aperta: si udiva una musica, un'aria nata proprio in quel giardino in una lontana sera d'estate. Era il Maestro che suonava. Ad un tratto l'ufficiale si fermò ad ascoltare, ma la musica cessò; qualcuno doveva aver avvertito il Maestro di quel soldato che veniva e del carro pieno di truppa che era sulla strada. Riprese il suo aspetto marziale. Entrato in casa bruscamente, ed ordinò il sequestro. Poi domandò chi prima, aveva suonato quell’aria. "L'Autore;" gli fu risposto. L'ordine si fece preghiera, il comando una scusa gen­tile, il saluto un arrivederci affettuoso. Ed il Maestro seguì il "suo" strumento in quella serata per ufficiali, troppo spesso rotta da scariche d'artiglieria e da passaggi di militari. All'alba il giovane accompagnò il Maestro alla casa sulla collina, a piedi. Sarebbe sembrata una meravigliosa alba di quelle che in ogni giorno di pace fanno rosei i monti di Toscana, le colline bianche di file d'ulivi, i cipressi secolari posti a schiera lungo i viali, le acque lente dei netti torrenti. Solo - alte - alte nel cielo azzurro che regna sull'agro d'Arezzo, scoppiavano granate. Granate: granate sul cielo azzurro di Toscana.

Camminavano lentamente e l'ufficiale parlava. I soldati che passavano correndo e quelli che preparavano trincee e buche da mine lungo la strada della collina, si voltavano a guardare il Maestro ed il giovane ufficiale. A mezza via, accanto al cipresso grande, c'era la Signora,che aveva passato la notte in trepidazione. "Avevo sempre sognato questo angolo di mondo" proseguì l'ufficiale - "Avevo sognato le sue leggende, quelle storie che ha l'aria di fiabe nate sul focolare di una casa. Poesia di Dante: chi mai potrà darla a noi nordici?  Ed ora eccomi: in un giorno di guerra. Una fabbrica distrutta é orrenda, con tutte le ossa di ferro contorte. Ma si può pensare ad una facciatina romanica percossa?" La signora camminava appoggiata al Maestro. "lo tornerò da voi. Ho visto le rovine dei castelli, le facciate di pietra della chiesette, le vostre pale, tutto. Meravigliosa la vostra pietra azzurrina." "Ed ho capito il vostro animo. Vi nutrite ogni giorno di questa civiltà superiore, di questo discreto grande ambiente." Di tanto in tanto si udivano i rumori vicini del fronte.

"Voi siete miei nemici nel fondo del cuore. Ma ci ritroviamo nell'affetto di questa terra, che solo qui possiamo ritrovare. Toscana: sogno, giardino, felicità immensa, soddisfazione, sole, cielo azzurro; guardate se questa alba non ha i colori delle muraglie di San Francesco. Han fatto bene a nasconderci la Madonna di Monterchi. Prenderla per metterla in un Museo tedesco? In un Museo? Queste valli sono il suo museo." Il giovane lasciò la Signora ed il Maestro al cancello del giardino. La sera ritornò; il Maestro suonava.

"Io ritornerò, in pace. Voglio andare in cima a quel colle a cercare il vitello d'oro. Ci sarà anche qui la leggenda: c'é in ogni colle di Toscana. Ogni archeologo lo sa, ma lo cerca ugualmente il vitello d'oro, perché ama questa terra di leggende. Certo anche questa casa avrà una leggenda. Non sono forse fiabe i vostri giardini apparentemente disordinati, i sagrati delle chiese, i chiostri, la dolcezza con la quale avete fatto un vostro gotico, la chiarezza luminosa del romanico? Guardate i profili delle fanciulle di Toscana e vedrete le Madonne del quattrocento. Osservate i bambini pieni di carne: sembran presi da un vostro presepe. E come parlate."

Tornò ancora ed il Maestro suonò per lui. Gli fu offerto del vino scuro. "Vuol dire nulla offrire del vino?".  La Signora non rispose. Il Maestro interruppe di suonare e disse: "Il pane si offre ad ogni viandante a chi é amico del cuore." "Penso spesso ai miei soldati. Molti ne ho lasciati sepolti al margine di un bosco od in un cimitero perduto o nella corsia di uno spedale. Verrei riunirli laggiù, in quel recinto di pace. Ora vi saluto. Nel pomeriggio lasceremo Arezzo. Stasera ci saranno gli altri su queste colline. Poi caleranno sulle rovine di quella povera città morta."

"Quello non é un cimitero;" - disse la Signora - E' il Convento delle Grazie."

"Andrò e chiederò la grazia di tornare."

Dopo pochi minuti tutti i soldati del giovane ufficiale erano sul giardino ed attorno alla casa, laceri, sudati, carichi di armi. Sulla valle il bombardamento era intenso; il rumore delle armi leggere era anche sulle colline. "E' l'ora di lasciare la strada. Addio, Signora. Addio, Maestro." Gli strinsero la mano.

"Io so che mi odierete. So che i miei hanno ucciso tanti dei vostri, laggiù,vicino alla città e sotto le muraglie. Ma tornerò." I soldati andarono via, giù,verso la valle, in ordine sparso, saltando muretti, siepi e fossati. E lui era con loro.

Dalla casa li seguirono a lungo. Giunti al Convento delle Grazie, si fermarono. Il giovane ufficiale entrò nel recinto. Si fermò sul prato contornato di pini, a guardare il leggero portico che sembra sospeso dal cielo. Poi entrò nella chiesetta deserta. Certo si inchinò alla "Madonna del Popolo d'Arezzo": magìa di un artigiano trecentesco chiusa in un serto di fiori della Rinascita.

Indugiò ancora sul prato. Si udirono grida dei soldati e colpi d'arma da fuoco, alti, sulla collina. Si guardò attorno, poi fissò la casa sulla collina. Dopo poco scomparve fra i filari delle viti. Il sole non era ancora tramontato,e la guerra era finita sulla valle. Al mattino successiva tornò il contadino che era stato preso per far buche da mine. Era contento per esser salvo". "L'ufficiale giovane che veniva alla casa é morto. - disse il contadino. La Signora impallidì. II Maestro andò nel suo studio; suonò a lungo il suo requiem. "Era lui. Camminavo da un'ora. Lo ho visto steso a terra - morto - in mezzo alla strada. Sembrava che guardasse il cielo. Vicino c'era anche un soldato. E' stato su, per la via del Casentino."

Se qualcuna di voi che leggete ha perduto un figlio in questa terra, un giovane figlio, un giovane sui cui occhi lentamente si spense il riflesso delle nuvole alte in corsa sul cielo azzurro di Toscana, sappia che ha una tomba in questa terra che genera fiori anche per chi la ha percossa, in questa terra sempre tiepida di sole. E che, sulla collina, o sulla valle, in ogni casa, c'é una Mamma che piange un figlio non suo.

 tedeschi in azione a San Giovanni valdarno nel 1944 - paracadustista

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